Ca' Matilde, o di come una cena può diventare un ricordo🌟

Ca' Matilde, una stella Michelin nella campagna emiliana. Non ricordavo cosa aspettarmi — e forse è stato proprio questo il segreto. Certe cene non si mangiano. Si ricordano.

Ca' Matilde, o di come una cena può diventare un ricordo🌟

Gualtieri Rubbianino (Reggio Emilia) · Sito ufficiale · Google Maps

Ci sono ristoranti che si raggiungono per caso e ristoranti per cui si mette in conto un'ora abbondante di strada, sapendo che la strada stessa fa parte dell'esperienza. Ca' Matilde appartiene alla seconda categoria: si arriva percorrendo le stradine della campagna reggiana, tra le terre matildiche, e già prima di entrare si capisce che il rapporto tra questo posto e ciò che lo circonda non è decorativo, ma sostanziale.

Non l'abbiamo scelto a caso, e non era una cena qualunque. Era il nostro secondo anniversario di fidanzamento, e volevamo festeggiarlo in un posto che ci somigliasse: vero, senza fronzoli, capace di prendersi cura dei dettagli senza sbandierarlo. Ca' Matilde, in questo, ha superato ogni aspettativa.

Un casale, un orto, una stella

Ca' Matilde — letteralmente "casa di Matilde" — è un casale emiliano trasformato in ristorante stellato, con una stella Michelin che lo chef-patron Andrea Incerti Vezzani conferma ormai da molti anni. Ma il riconoscimento più interessante, e forse quello che racconta meglio la filosofia del posto, è arrivato più di recente: la Stella Verde, il premio che la guida assegna ai ristoranti con un approccio autenticamente sostenibile.

Dietro la struttura c'è un orto biodinamico di circa cinquemila metri quadrati, coltivato da qualche anno, da cui arrivano ortaggi, erbe aromatiche e fiori eduli. Non è un dettaglio da comunicato stampa: è il motivo per cui, portata dopo portata, il vegetale non è mai un contorno o una guarnizione, ma spesso il vero protagonista del piatto. Vale la pena saperlo prima di sedersi, perché cambia il modo in cui si legge tutto il menù — e anche il modo in cui ci si siede a tavola, con un po' più di curiosità del solito.

La sala

Ferro, legno, linee essenziali. L'eleganza qui è misurata, quasi trattenuta — nessuna ostentazione, nessun eccesso decorativo. La sala principale gioca su toni sobri, le salette più piccole hanno un tocco leggermente più rustico, e nella bella stagione si apre lo spazio esterno. È un ambiente che assomiglia molto alla cucina che ospita: raffinato, ma con una radice contadina che non viene mai nascosta.

Ci siamo seduti e, per qualche minuto, non abbiamo detto quasi nulla. Non per imbarazzo: per quel genere di silenzio che si crea quando un posto ti mette a tuo agio più in fretta di quanto te lo aspetti. Il servizio è attento senza essere invadente, e la carta dei vini — curata da Marcella Abbadini, moglie dello chef — guarda al territorio con lo stesso rigore con cui lo fa la cucina.

La cena

Ca' Matilde propone cinque percorsi di degustazione, ciascuno con un carattere preciso: c'è l'omaggio al territorio, il viaggio verso i profumi del mare, l'espressione più pura del luogo, il percorso che unisce mare e terra, e il menu degustazione interamente vegetariano — che, dato l'orto, è tutto tranne che un ripiego per chi non mangia carne.

Ci siamo affidati al percorso più legato al territorio, e la sensazione che ci ha accompagnati per tutta la cena è quella di una cucina che non ha bisogno di stupire per essere memorabile. La sfoglia dei primi è sottile ma tenace, come si aspetta in terra reggiana. I piatti sono contemporanei nella tecnica e contadini nell'anima — un equilibrio che sembra semplice da descrivere e che invece pochissimi riescono davvero a tenere.

Il momento in cui l'orto si fa sentire di più è nei giochi tra dolce e amaro: verdure di stagione che entrano nei piatti principali non come accompagnamento ma come contrappunto, spostando l'equilibrio del boccone in una direzione inaspettata. A un certo punto ci siamo guardati, senza dire niente, con quello sguardo che ormai ci scambiamo quando un piatto ci sorprende davvero. Dopo due anni insieme, quello sguardo è diventato un piccolo linguaggio tutto nostro.

Il momento che non dimenticheremo

Poi è arrivata la piccola pasticceria finale, quella fase della cena in cui di solito ci si rilassa perché si intuisce che il grosso è passato. E invece è lì che Ca' Matilde ci ha giocato il colpo più bello della serata.

Sul piatto, tra i dolcetti, una scritta in cioccolato: Buon Anniversario.

Non l'avevamo detto a nessuno, non l'avevamo scritto in fase di prenotazione, non ce lo aspettavamo in nessun modo. Eppure qualcuno, in sala o in cucina, se n'era accorto — o forse l'avevamo lasciato intuire senza nemmeno rendercene conto — e aveva deciso di trasformarlo in un gesto. Piccolo, semplicissimo, e proprio per questo enorme.

Non è la scritta in sé, ovviamente. È quello che dice di un posto quando si prende la briga di vederti davvero, non solo di servirti. In quel momento Ca' Matilde ha smesso di essere semplicemente un ristorante stellato dell'Emilia-Romagna e per un attimo è diventato il custode di una data che, per noi due, conta più di qualsiasi stella.

Ci siamo commossi, un po' imbarazzati e felicissimi, come si è quando qualcuno ti fa un regalo che non ti aspettavi e non sai bene come ringraziare abbastanza. Ecco: se cercate un ristorante per una cena romantica che resti davvero, non è tanto una questione di menu quanto di attenzione — e lì, quella sera, ne abbiamo ricevuta più di quanta pensassimo di meritarne.

Perché tornarci

Perché Ca' Matilde è uno di quei posti in cui la coerenza tra ciò che si dichiara e ciò che arriva in tavola è totale. Non c'è distanza tra la narrazione del ristorante e l'esperienza reale — e in un mondo gastronomico dove il racconto spesso corre più veloce della sostanza, è una qualità rara.

E poi, diciamocelo: ci sono esperienze gastronomiche che si ricordano per la tecnica, e altre che si ricordano per come ti hanno fatto sentire. Ca' Matilde, per noi, è riuscita a fare entrambe le cose nella stessa sera — e non è una cosa che capita spesso.

Per chi vuole andarci

Il ristorante si trova a Rubbianino, frazione di Quattro Castella, a pochi chilometri da Reggio Emilia. La prenotazione è praticamente obbligatoria, soprattutto per i menu degustazione. Consiglio di andarci nella bella stagione, se possibile, per godersi anche lo spazio esterno — e di prendersi tutto il tempo necessario: qui la fretta non ha senso. Se avete una ricorrenza da festeggiare, anche solo accennarlo può trasformare la serata in qualcosa di più.

Ci sei mai stato/a? Qual è stato il tuo percorso di degustazione? Scrivimelo nei commenti.

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