Dieci minuti che cambiano la giornata — la mia storia con lo yoga

Lo yoga non ti perdona se porti la testa altrove. Stai in equilibrio su una gamba sola e nel momento esatto in cui pensi alla riunione del giorno dopo — cadi. Proprio cadi. E in quel momento capisci tutto.

Dieci minuti che cambiano la giornata — la mia storia con lo yoga

Ho iniziato a fare yoga grazie al mio ragazzo. È stato lui ad avvicinarmi a questo mondo — e devo dire che è stata una delle cose migliori che potesse capitarmi.

Non era un piano, non c'era una crisi da risolvere o un proposito di gennaio. Un giorno lui ha steso il tappetino, io ho detto "proviamo" — e da lì è cambiato qualcosa che ancora fatico a spiegare bene a parole.

All'inizio lo facevo spesso. Poi la settimana ha ripreso a essere quello che è — lunga, piena, con le energie che finiscono prima del venerdì — e il tappetino è rimasto arrotolato qualche giorno di troppo. Lo conosco bene quel senso di colpa da tappetino non steso. Lo conosce chiunque abbia mai provato a costruire un'abitudine.

Ma c'è una cosa che ho capito nel tempo, e che nessuno ti dice all'inizio: lo yoga non ti perdona se porti la testa altrove.

Stai lì, in equilibrio su una gamba sola, e nel momento esatto in cui pensi alla riunione del giorno dopo — cadi. Non metaforicamente. Proprio cadi, perdi l'equilibrio, rimetti il piede a terra. Il corpo ti dice in modo inequivocabile: sei qui o non sei qui. Non esistono vie di mezzo.

Ed è esattamente per questo che funziona.

Non è meditazione nel senso classico della parola — non stai seduta immobile a seguire il respiro. Stai cercando di non cadere. E per non cadere devi stare concentrata, devi essere presente, devi smettere — anche solo per dieci minuti — di pensare a tutto il resto. Lo stress lavorativo, le tensioni accumulate, le cose dette e non dette: spariscono. Non perché tu le abbia risolte, ma perché il tuo cervello in quel momento ha un compito più urgente — tenerti in piedi.

Dieci minuti. È quello che mi sono data come obiettivo — non un'ora, non una sessione perfetta con musica ambient e candele. Dieci minuti al mattino, prima che la giornata inizi a pretendere qualcosa. Prima del telefono, prima delle email, prima di tutto.

Non ci riesco sempre. Ma quando ci riesco, la differenza si sente — nella testa, nel corpo, nel modo in cui affronto le prime ore del giorno. È come se mi fossi ricordata, almeno per un momento, che esisto anche fuori dall'orario lavorativo.

E se cado? Mi rialzo, rido un po', e riprovo.