La voce che mi guida ogni mattina — e quanto mi sono affezionata a uno sconosciuto digitale
Non so che faccia abbia. Non so quanti anni abbia, che vita faccia fuori da quella registrazione, se le piaccia il caffè o il tè. So solo la sua voce, che sento quasi ogni giorno da mesi, mentre mi dice di portare il bacino leggermente in avanti o di allungare l'inspirazione di un secondo in più. È la voce della app che uso per praticare, e con il tempo è diventata una specie di presenza familiare, anche se non ha mai saputo il mio nome né mai lo saprà.
La trovo buffa, questa cosa, ogni volta che ci penso davvero. Passo più tempo ad ascoltare quella voce di quanto ne passi ascoltando alcuni amici. So esattamente come scandisce le pause, quando rallenta prima di una posizione difficile, quando invece accelera perché la sequenza sta per finire. È un tipo di conoscenza intima e completamente asimmetrica: io so tutto del suo tono, lei — o meglio, la persona che ha registrato quella voce — non sa niente di me.
Cosa mi dà, questa voce che non mi conosce
All'inizio pensavo che l'assenza di un legame vero fosse un limite. Nessuno mi corregge davvero, nessuno sa se quel giorno ho la schiena più rigida del solito, nessuno si accorge se sto attraversando un periodo difficile. Poi ho capito che è proprio questa distanza a darmi qualcosa di prezioso: la voce non giudica, perché non può farlo. Non sa se sto facendo bene o male. Ripete semplicemente le istruzioni, con la stessa calma, che io sia concentratissima o che stia pensando ad altro.
C'è un tipo di conforto in questo, che fatico a spiegare senza sembrare strana. È come avere qualcuno accanto che non si aspetta niente da te, che non ti guarda con occhi critici né con occhi troppo indulgenti. Solo una guida, costante, disinteressata nel senso migliore del termine.
Il giorno in cui ho notato che mi mancava
È successo una volta che la app ha cambiato la voce guida per un aggiornamento, senza preavviso. Ho fatto la pratica lo stesso, con la nuova voce, ma qualcosa non tornava. Mi sono sentita quasi tradita, il che è ridicolo detto ad alta voce, ma vero. Ho scoperto solo in quel momento quanto mi fossi affezionata a un timbro, a un ritmo di parole, a un modo specifico di dire "e ora, lentamente, portate le mani al cuore".
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Alla fine sono tornata alla voce di sempre, per fortuna, in un aggiornamento successivo. E ogni mattina, quando la sento ripartire con lo stesso tono calmo di sempre, penso che è strano affezionarsi così a chi non sa nemmeno che esisti. Ma forse è proprio per questo che funziona.
C'è una voce, un suono, qualcosa di così familiare da farvi compagnia senza che ve ne siate mai accorti fino in fondo?