Trekking alla Klammalm, Val di Racines: capre, pecore e il bacio più bello del viaggio
Le capre tibetane arrivate come in un film, le pecore sotto il tavolo, un panorama limpidissimo dalla croce di vetta: il racconto di una giornata alla Klammalm che si ricorda più con il cuore che con i numeri.
Ci sono giornate di montagna che si raccontano con i numeri — chilometri, dislivello, quota massima — e poi ci sono giornate che si raccontano con le campane. Quelle delle capre, intendo, che sentivamo arrivare da lontano molto prima di vederle spuntare, come una scena tagliata su misura per noi.
Quella alla Klammalm è stata proprio una di quelle giornate. E se dovessi scegliere un solo motivo per convincervi a farla, sarebbe questo: non serve essere allenati, basta voler camminare con gli occhi aperti.
La partenza da Colle
Siamo partiti da Colle, in Val di Racines, proprio davanti all'hotel dove alloggiavamo. Il percorso è un anello — si va e si torna senza mai ripercorrere la stessa strada — e questo, di per sé, lo rende già più interessante: ogni tratto ti mostra qualcosa di diverso.

Il percorso di andata: prati, bosco e sassi
La salita verso la Klammalm attraversa prima ampi prati erbosi, poi si infila nel bosco, per uscirne di nuovo tra pendii più verdi e pietrosi. È un sentiero ben tracciato e segnalato, molto accessibile: non ci sono passaggi tecnici, solo un dislivello che si fa sentire perché il percorso è lungo, ma mai perché il terreno lo richieda.

Cambia il paesaggio quasi a ogni tornante, e proprio questo continuo variare è quello che rende la salita meno faticosa di quanto i numeri lascerebbero pensare.
L'arrivo alla Klammalm
Quando finalmente si arriva in vista della malga, il primo segnale è una bandiera che sventola, a indicare che ci siamo. In quel momento l'aria si fa più fresca e più pulita, e con lei arriva anche una leggerezza che è difficile spiegare a parole: il cuore, e con lui l'anima, si alleggeriscono.

Ci siamo seduti, abbiamo ordinato, e proprio in quel momento — come se qualcuno avesse dato il via a una scena — sono arrivate loro: delle capre tibetane, annunciate dal suono delle loro campane ancora prima di essere visibili. Erano bellissime, e soprattutto sembravano incredibilmente unite: si muovevano aspettandosi l'un l'altra, senza mai perdersi di vista.

Abbiamo mangiato con i piedi nel prato, uno dei prati più verdi che io abbia mai visto, mentre due pecore — una nera e una bianca — brucavano tranquille proprio sotto il nostro tavolo, come se fossimo ospiti a casa loro più che il contrario.

Il piatto della giornata
Abbiamo ordinato una pasta del pastore, il piatto che ormai è diventato una specie di firma dei nostri pranzi in malga. Ogni volta è diversa: cambiano gli ingredienti, cambia il sugo, cambia perfino il taglio della pasta, ma il risultato è sempre quello di rimetterti in forze con qualcosa che sa davvero di montagna.
Il panorama e il momento più bello
Da lì, proseguendo verso una croce di vetta poco più avanti, il panorama si è aperto su uno dei più belli, limpidi e tranquilli che abbia mai visto: montagne su montagne, senza foschia, senza rumore.

Ed è stato proprio lì, davanti a quella vista, che il mio ragazzo mi ha dato quello che ricordo come il bacio più intenso di sempre. Non lo scrivo per romanticismo a tutti i costi: è che certi momenti, in montagna, arrivano da soli, senza che tu li stia cercando, ed è quello che li rende veri.
Il ritorno
Per il rientro abbiamo scelto un percorso diverso dall'andata: una strada forestale ampia e comoda, adatta anche a chi la percorre in bicicletta o mountain bike. Un modo diverso di guardare la stessa valle, più rilassato, perfetto per lasciar decantare tutto quello che avevamo appena vissuto.

Una riflessione finale
Questo trekking lo consiglierei a chi ama camminare ma senza cercare tecnicismi: nessun passaggio esposto, nessuna arrampicata, solo un dislivello onesto e un paesaggio che cambia in continuazione. E poi, diciamocelo, non capita tutti i giorni di pranzare con le pecore sotto il tavolo e le capre tibetane come sottofondo.
Il trekking in breve
Partenza: Colle, Val di Racines (Ratschingstal) — davanti all'hotel
Tipo di percorso: anello (Forest Trail to Flading – Klammalm loop)
Distanza: 16,2 km
Dislivello: +640 m in salita, -620 m in discesa
Quota massima: 1.910 m
Quota minima: 1.290 m
Tempo in movimento: 3h15
Tempo totale trascorso: 5h40
Velocità media: 5,0 km/h
Difficoltà percepita: media — nessun tratto tecnico, ma dislivello e durata si fanno sentire
Rifugio/malga: Klammalm
Tempi e condizioni del percorso possono variare: prima di partire vi consiglio sempre di verificare meteo e stato del sentiero.